LA STORIA

Inverno 2004 – Storie di uomini, di mare e di amicizia che danno vita alla “SEA KAYAK ADVENTURE”  

Maremotu_Brucoli.jpgSembra ieri, un giorno di un freddo gennaio del 2004, un giorno di lavoro, uno come gli altri, apparentemente, ma che preparava una di quelle sorprese, di quelle novita’, di quei cambiamenti che la vita e il destino ti riservano senza preavvisarti, fatto della solita routine di impegni, riunioni e famiglia, scorrendo il tempo della propria vita sotto la luce artificiale dei neon, dentro tecnologici ed evoluti ambienti chiusi al cielo, al mare ed alla vita, ricordando in una pausa pranzo l’adolescenza, quando senza soldi ne telefonini, ignari padroni del nostro tempo, vivevamo sotto il cielo, alla luce del sole, e lo sport, gli amici e il mare riempivano i nostri pomeriggi, fatti di lunghe pagaiate nel porto di Augusta, risate, scherzi ed amicizia senza altri fini. Ma il pensiero, quando porta alla vita e alle emozioni diventa un tarlo, un richiamo lontano assopito da tempo che rinasceva, una curiosita’ che premoniva ad una voglia di irrinunciabile scoperta, del mare, che era rimasto sempre li ad aspettare il ritorno, dell’anima, della mente e del cuore dove il viaggio, la scoperta, l’avventura e l’amicizia dei compagni sono vero nutrimento, gioia e forza. Mai usai internet per uno scopo piu’ nobile, cercai un costruttore di Kayak da mare, e cosa imprevista, in Sicilia ne trovai addirittura tre. Avevo in verita’, seppellito in garage, un vecchio e decrepito lancer olimpionico colto da marcescienza dovuta al sole, al sale e alla vecchiaia, che pure mi regalava ancora episodicamente momenti di pura ebbrezza velocistica, ma solo in condizioni di calma piatta, perche’ ormai ridotto a 5 metri di vetroresina in avanzato stato di decomposizione, le piu’ flebili onde lo scuotevano e lo piegavano, e gli scricchiolii sempre piu forti annunciavano un imminente e totale collasso strutturale, cosa alquanto spiacevole in inverno. Cosi’ quelle foto, quegli scafi slanciati dai colori sgargianti promettevano avventura, liberta’, viaggi della mente e dello spirito, allenamento fisico, contatto con la natura. Il mio cuore e la mia mente gridavano la stessa cosa: un kayak. Sarei uscito anche da solo, anche in inverno, non importa, non si puo rinunciare e andai alla Fiberline per ordinare la costruzione del mio Genesys 9000 New Zeeland, ma li la sorpresa, qualcun altro di Augusta era stato li negli stessi giorni per lo stesso motivo. Non sapevo, non potevo immaginare che un pugno di ancora inconsapevoli corsari tra loro sconosciuti stava vivendo quelle stesse senzazioni, e che di li a poco uno strano e complice destino avrebbe incrociato le traiettorie dei nostri kayak. Due e lunghissime furono le settimane di attesa per la costruzione del kayak, rosso fiammante, snello, leggero ed affilatissimo, non potevo resistere, via a casa, senza scenderlo dall’auto, tuta, giacca a vento e via al lido granatello per una prova, la mia prima uscita dopo anni di letargo, sicuramente uno dei giorni piu belli della mia vita, mi ero ripreso il cielo, il mare, il sole, la prua del mio kayak solcava le acque del golfo di Augusta e io non desideravo nient’altro, posso dire che ero veramente felice. Di li un’uscita dopo l’altra da solo, ma sempre piu spesso con il pensiero di chi fossero quegli augustani che erano andati in Fiberline, finche’ un gelido mattino di un sabato di marzo, con il mare calmo e il primo sole primaverile, partendo dal porticciolo sotto 100_1555.jpgil castello svevo di augusta e attraversando il golfo procedendo verso il lidi della marina, scorgevo all’orizzonte, sempre piu’ nitide, le sagome inconfondibili di tre kayak da mare, ci avvicinammo l’un l’altro, tra curiosita’ e un poco velato entusiasmo, erano Antonio Stabile (ex campione di Kayak con il CCNA), Piero Iozzia e Luca Scivoletto… Antonio aveva un Overline Ulisse nuovo di Zecca, appena uscito dallo stampo, e riconobbe subito il mio Fiberline, era lui che lo aveva visto in costruzione poco tempo prima. Anche lui aveva tirato fino all’ultima resina una vecchia, stanca e malconcia canoa fluviale che ancora navigava come neanche Archimede sapeva spiegare, ma che aveva furbamente prestato all’amico Luca ignaro della precarieta’ del mezzo centenario. Piero si pavoneggiava su un vetusto ma ancora filante Overline 4.60 che nonostante il metro che gli mancava a prua, se la cavava non poco con l’ausilio di una pinnetta improvvistata sotto la poppa. Erano loro, avevo trovato gli amici che cercavo, il mare ci aveva fatto incontrare, cosi ci scambiammo i numeri di telefono con la volonta’ di organizzare qualche uscita insieme, ma non immaginavamo ancora cosa il mare aveva in serbo per noi. Qualche giorno dopo, girando in macchina in un giorno di brutto tempo, ma volendo uscire in kayak, cercavo un punto dove il mare fosse piu’ calmo, fu allora che lungo il litorale del lido granatello trovai un tizio con una WW polo rossa e una canoa caricata sul tetto nonostante le intemperie, aveva le sembianze di un uomo saggio, una di quelle persone molto calme che sanno trarre il meglio dalle cose belle della vita. Il mare non permetteva, ma lui non se ne andava, stava comunque li ad ammirarlo, essere li con il mare e la sua canoa sul tetto comunque lo appagava, ed io lo capivo, condividevo le sue senzazioni, le onde, il vento, il rumore del mare lui li aveva dentro di se, era Elio Giummo, non mi fermai, ma rividi ancora quella polo rossa con il kayak sul tetto, ripetendomi: “Un giorno di questi lo fermo”… La primavera avanzava e, quasi in estate, cominciai ad uscire nel golfo di Brucoli approfittando della sua naturale esposizione a nord, riparato dai venti e i marosi di scirocco e’ l’ideale per lunghe e rilassanti pagaiate, con la vista dell’Etna e del golfo di Catania. Cosi’, pagaiando pagaiando, un giorno mi imbattei in un tizio molto, molto particolare, con un vecchio kayak fluviale bianco e riparaticcio, che si affannava avanti e indietro senza pace tra le onde. Inutile dire che avvistandoci ci dirigemmo l’uno verso l’altro facendo amicizia e scambiandoci i numeri di telefono, era FRANCESCO STABILE, fu in quel momento che capi’ che era il fratello di Antonio, anche se molto diverso nel carattere e nella personalita’, Antonio piu’ responsabile e controllato, una persona sulla quale in mare puoi sempre contare, anche se sempre ironico e divertente, mentre Francesco un selvaggio esuberante, pazzo scatenato, sempre con la battuta paradossale pronta anche nel contesto piu’ signorile, insomma un amico con il quale ci si diverte sempre e comunque in qualsiasi situazione, ma affidabile nel pericolo. Cominciammo ad organizzare cosi le prime uscite. Antonio porto’ Gino Nicosia, attrezzato piu’ da bagnino da spiaggia libanese che da kayaker, e pure con il centenario mezzo galleggiante fluviale di Antonio, ma Gino sebbene novello del kayak mostrava una passione, una naturale predisposizione e sicuramente la cosa che contava di piu’, uscendo in canoa si divertiva e faceva divertire tutti. Poi fu la volta del mitico Sergio Piazza, l’uomo che porta l’amore dal mare con la sua scicchissima canoa rosa, la “love boat” del gruppo, e ancora Elio, il nostro zio Elio, ero felice nel conoscere il solitario uomo misterioso della polo rossa. Di li un crescendo, Marco Abramo ex canoista, Vincenzo Tringali, Gino Briganti che con Francesco sono peggio di Toti e Totino, ma si amano anche fisicamente in pubblico, l’ex canottiere, anzi ancora canottiere e fine oratore Domenico Di Mare, poi l’architetto Memo Garsia, che con Emanuele Gentile sono in piu’ tenaci e caparbi pescatori del gruppo, a traina o col volantino, con ancora o senza ed Enzo Marino che tra un volo transcontinentale e l’altro si rilassa pagaiando nel mediterraneo. Mi chiedo ancora oggi se fu solo una particolare coincidenza che nello stesso periodo, contemporaneamente, e nello stesso paese, senza conoscersi, indipendemente l’uno dall’altro e senza praticarlo come sport agonistico, tutti noi abbiamo avuto l’idea e l’iniziativa di metterci con una canoa per mare, o qualcos’altro ha aiutato questo destino comune. Durante i primi due anni non avendo una sede fissa comune, e le canoe in garage, le uscite si facevano sempre in posti diversi, caricandole e scaricandole dall’auto. Partecipammo alla Pomokayak, dove gli increduli liotri catanesi si videro spuntare un nutrito gruppo di kayakers esperti e piu’ allenati di loro di cui ignoravano l’esistenza, fu allora che sul lago di S Rosalia, presso Giarratana, intuendo che il capo dei liotri aumentava i colpi con il tacito ma esplicito intento di volere dimostrare la supremazia acquatica, Cesare e Antonio fingendo indifferenza aumentavano di conseguenza fino a sentire ansimare l’uomo con l’aretusa ormai sempre piu addietro, e distaccandolo di parecchie centinaia di metri all’arrivo. Questi si giustificava poi afferendo scuse poco plausibili sulla forma della sua pagaia e altre cazzate, ma noi sapevamo che gli avevamo dato una lezione e con Antonio ancora ce la ridiamo. In quella stessa occasione Piero Iozzia dava una medesima lezione all’amico Catalano del liotro lasciandogli vedere un poppa sempre piu lontana e lasciandolo a contare quanto nodi faceva col GPS. In quell’occasione sicuramente meno tecnologici, ma belli carichi e fisicamente preparati, entramo ufficialmente nella canoa turistica siciliana regalando magliette e cappellini “No Pagai No Party” a tutti i partecipanti.

100_2203.jpgVenne poi il primo campeggio nautico, la mitica traversata dei sette corsari nel golfo, da Brucoli a Catania con pernottamento sulle sponde del Simeto, tra pioggia, onde e bivacchi in territorio catanese, con approdo finale alla playa (quello fu un giorno indimenticabile). Ma il gruppo cresceva sempre di piu’, ora anche Danilo Passanisi, Guglielmo Ventura, Gigi Grasso, Salvo Micciulla, Melo Sicuso e Vincenzo Ortisi erano dei nostri, e con esso le aspirazioni e la voglia di fare cose nuove, cosi arrivammo al comune accordo di avere una sede unica nel golfo di Brucoli, un posto dove nascesse e crescesse la nostra societa’, la “SEA KAYAK ADVENTURE”, e cosi fu, avevamo finalmente il nostro mitico garage sul mare, dove il solo vedere le rastrelliere piene di kayak e’ un piacere della vista. Le attivita’ si moltiplicarono, cosi come le uscite settimanali del sabato e della domenica mattina. La fiaccolata notturna con le canoe, in onore della festa di San Nicola di Bari a Brucoli, si e’ gia’ ripetuta due volte ed e’ diventata parte integrante dei festeggamenti, arricchendosi ogni volta di nuovi dettagli, nuovi partecipanti che si aggregano da Catania, Siracusa, Palermo etc, e nuovi giochi di luci. Anche le estive uscite in notturna segnarono la nostra storia, soprattutto quella dell’estate 2007 che ricordiamo per il fortunoso rientro in condizioni difficili. Palermo e’ poi una tappa costante che inaugura l’estate di ogni anno con la sua bellissima e ben organizza voga longa chiamata “Palermorema”, evento non solo di kayak, ma anche di nutrite mangiate e risate con la partecipazione delle nostre famiglie. Infine il nostro gruppo e’ cresciuto ancora, soprattutto nel contenuto tecnico e atletico, con la insperata adesione di Francesco Mandragona, olimpionico augustano che ha tenuto alto il nome della sua citta’ nello sport, e di Salvo Buono, ex atleta canoista, e assiduo frequentatore delle goliardiche uscite del fine settimana. Con Fabio Accoto, Fabio Cianflone, Michela e Jose’, il nostro gruppo conta ora addirittura 27 inscritti, una meta impensata ed insperabile fino a pochi mesi fa. La passione e l’entusiasmo non mancano, proprio per queste ragioni il nostro gruppo e la nostra societa’ continueranno a crescere e a diffondere la cultura del kayak da mare e l’amore per il mare, finche’ tra un pezzo di terra e l’altro ci sara’ di mezzo dell’acqua salata.

                          Cesare Artoni

 

LA STORIAultima modifica: 2009-03-05T00:00:00+01:00da flatron1972
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5 pensieri su “LA STORIA

  1. Sabato 9 maggio 2009.
    Escursione da Giardini Naxos a Letoianni
    della SEA KAYAK ADVENTURE.
    “TURISTI PER CASO”
    “ARRIVA L’ESTATE!”
    Sabato alle 6,30, tutti al Club, …questa volta è tutto perfetto, mare e cielo, tempo e temperature, sole e vento …alle 7,00 partiamo!
    “Lasciati accuratamente a casa tutti i pensieri di lavoro, personali, familiari etc. etc. …oggi ci sembra proprio la giornata giusta per una vacanza in kayak,
    …e allora perché non improvvisarsi turisti e prendere il sole di Taormina, con i piedi a mollo di fronte Isola Bella?
    Emanuele, Piero, Elio, Enzo T., Salvo, Diego, Gigi, Enzo M. e Memmo, quattro auto e nove kayakers …senza indugi …PRONTI E VIA!
    Solita sosta all’autogrill per completare una colazione troppo mattutina ed alle 9,30 ci si insabbia sulla spiaggia di Giardini Naxos, a ridosso del porticciolo e dei primi lidi in allestimento per la stagione estiva.
    “MARE…MARE…MARE…con tanta voglia di remare”
    La spiaggia di Giardini è lunghissima, ma i kayak scivolano veloci su un mare liscio come l’olio. Il golfo è stupendo visto dal mare, ma la cosa più spettacolare è l’Etna, con il versante nord ancora innevato, mentre noi a mare sfioriamo 25 gradi.
    A maggio, pensiamo che solo noi Siciliani, possiamo permetterci il lusso di scegliere se sciare sul vulcano o farsi il bagno lungo le spiagge già calde di Giardini, in un mare così invitante.
    Alla fine del golfo, la costa sia alza drasticamente, con costoni di roccia calcarea ed una grande grotta, scavata dal mare, che non manchiamo di visitare, per poi intrufolarci tra gli speroni rocciosi affioranti e doppiare Capo Taormina.
    La sorpresa supera le attese, c’è poco da fare, quello che vedi da mare, non potrai mai vedere da terra!
    E così quello che tante volte hai visto dalla statale in auto, appare dai nostri kayak di tutt’altro effetto. Lo spettacolo è superbo. Le pareti di roccia altissime, gli scorci della costa di Taormina, gli isolotti calcarei, il mare verde brillante e in lontananza la costa calabrese di un azzurro intenso.
    Poi davanti a noi incombe come un gigante, un enorme obelisco di roccia, (sarà alto almeno 30-40 metri), rivestito per metà da pale di fichi d’india e circondato da scogli affioranti, attraverso cui, a turno ci avventuriamo.
    E poi ancora Isola Bella, meraviglia tra le meraviglie. Raggiungiamo la lingua di terra che la unisce alla terra ferma e godiamo per un momento dello spirito del luogo, dove l’oziare al sole è la regola.
    Ma poiché è ancora presto, e l’ozio alla fine non ci appassiona, aggiriamo l’isola raggiungendo la “grotta azzurra”, illuminata di un verde smeraldo, da un varco nella roccia sommersa, riempiedola di kayak.
    Solo un barcaiolo con due anziani turisti al seguito, ci fa un cenno, forse non tanto cortese, di liberare l’accesso, perchè la visita, per lui è a tempo!
    Fuori e oltre il promontorio, si raggiunge il porticciolo di Mazzarò, che apre un’altra lunghissima spiaggia di ciottoli, che percorriamo, un po’ da “vongolari”, un po’ da “patellari”, a ridosso della spiaggia, tra gli sguardi incuriositi dei primi bagnanti, fino a quel di Letoianni. Il GPS di Piero segna 10 km percorsi, ci pare abbastanza per ritornare.
    PANINO A ISOLA BELLA
    Così rinunciamo alla pasta al forno di S. Alessio, (sig!) ancora troppo lontano ed optiamo per dei bei panini imbottiti a Isola Bella, che sono già in dotazione al gruppo.
    Quale posto migliore per una sosta in spiaggia, di fronte una delle isole più belle d’Italia?
    Sbarchiamo, tiriamo a secco i Kayak tra i ciottoli e buttato all’aria tutto l’armamentario in dotazione, giubbotto salvagente, gonnellino, pagaia, maglietta e pantaloncini, tiriamo fuori improbabili asciugamani e ci ritroviamo a prendere il primo sole della stagione, insieme ai primi turisti.
    Tre cinesine, con un ampi berretti di paglia, si fanno subito avanti, offrendoci un massaggio cinese sulla spiaggia, ( a pagamento s’intende!); benché dopo un paio d’ore di pagaiata, un massaggio non ci avrebbe fatto male, decliniamo gentilmente l’offerta, con la scusa che siamo momentaneamente al verde e valutiamo la possibilità del primo bagno a mare.
    Il più temerario del gruppo, Enzo, rompe gli indugi e si tuffa; lo seguono, più per spirito di corpo che per convinzione, altri tre impuniti, che congelano immediatamente alla prima immersione …BBRUUU-AURGHHHHH!!! (Vedi foto di gruppo con urlo, allegata).
    Dopo il gelido bagno, più che tonificante, la fame non si fa attendere, ed i panini, con ogni tipo di contorno ed accessorio si moltiplicano tra i kayak, i turisti e le cinesine deluse, ma anche il sonno dopo pasto è inesorabile.
    Non si può, con quel sole, così gradevole, non approfittare, su una spiaggia così invitante, della pennichella pomeridiana e ci ritroviamo presto tutti spiaccicati sul bagnasciuga per un pisolino.
    Il richiamo del caffè del bar sulla spiaggia e l’ora ci riportano nel mondo dei vivi, e di nuovo in kayak in mare aperto, fino alla spiaggia di Giardini.
    Si torna a casa. 19 km non so se sono tanti, ma comunque percorsi così, sono stati una piacevolissima passeggiata, in una piacevolissima giornata.
    IL KAYAK MIGLIORE
    Alla fine una cosa ci sembra di aver capito, pensando anche alle passate escursioni fuori sede, che il modo migliore e più gratificante per trascorrere una giornata in Kayak, è quella di farla in piena libertà, anche senza …“tessere obbligatorie”, sempre pronti a cogliere lo spirito, la volontà e i desideri del gruppo, decidendo insieme la cosa migliore da fare.
    Memmo Garsia

  2. Siete magnifici i primi in Sicilia che mossi dalla passione comune, con molta semplicità affittano un locale e formano un gruppo compatto senza squallide gerarchie .

    Tutti con ottima pagaiata da ex campioni è stupefacente non sentire parlare lontanamente di cattedre del mare.

    Non parliamo della meravigliosa ed inaspettata accoglienza riservataci, consentendoci pagaiando di passare qualche ora in perfetta intesa, avvolti da uno scenario mozzafiato.
    Grazie

    Vi aspettiamo Salvatore e Geltrude

  3. Caro salvatore,
    Tu Geltrude e chiunque volesse venire a pagaiare con noi, è sempre il benvenuto nel ns. modesto club.
    Mi riempie di gioia sapere che hai trascorso una bella giornata, dalle nostre parti, e mi ha fattp piacere (chiacchierando mentre pagaivamo) scoprire che vivi il kayak con il nostro stesso spirito e che hai scoperto da solo che all’interno del nostro gruppo non ci sono ne gerarchie ne prime donne.
    Ricordati che questo sport nasce povero e restera’ tale, chiunque porva a farlo diventare uno sport per pochi fallisce presto.
    Il motto del ns. gruppo è:
    Si entra soci ad un patto, frequentare, non siamo un deposito per kayak.
    pagaiare pagaiare.

    ciao a presto

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